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idromanzìa s. f. [dal lat. hydromantīa, gr. ὑδρομαντεία, comp. di ὑδρο- «idro-» e μαντεία «divinazione» (v. -manzia)]. – Tecnica divinatoria (anticamente praticata in Italia, in Grecia e in Asia Minore) basata sull’osservazione dei movimenti di un oggetto introdotto (talora come offerta) in una fontana o in uno specchio d’acqua sacra connessa con un luogo di culto.

Nelle nostre pratiche spesso ci avvaliamo proprio dell’acqua come metodo mantico. Usiamo l’acqua per fare divinazione, per scrutare nel passato, persino nel futuro, o anche semplicemente per evocare ricordi lontani, poiché l’osservazione dell’acqua è in certo modo ipnotica.
L’idromanzia è una mantica che si può operare in un lago, in un fiume, in un mare, in un ruscello oppure in acqua ferma come uno stagno, una polla d’acqua o in una sorgente. Ma molti di noi non hanno l’opportunità di recarsi presso fonti, sorgenti, bacini d’acqua: in questo caso ci possiamo servire di un recipiente: una ciotola, una bacinella, un catino o un bacile. Divinare e vaticinare con questa pratica si dice lecanomanzia:

Lecanomanzia: metodo di divinazione (gr. μαντεία), praticato dai Babilonesi e dagli antichi Greci con un bacino (gr. λεκάνη) di metallo in cui si versavano e si agitavano liquidi diversi, per lo più acqua e olio, per trarre dalla varietà dei loro movimenti e incontri indicazioni per il futuro.

Lecanomanzia, idromanzia (ma anche catottromanzia/catoptromanzia, da kátoptron, ed enottromanzia, da énoptron, termini greci che significano specchio, e cristallomanzia, che noi conosciamo all’americana come “scrying”) sono l’arte mantica del “vedere” tramite una superficie riflettente, arte antica e diffusa universalmente, della quale alcuni popoli ebbero padronanza assoluta, per esempio i Babilonesi.La lecanomanzia è appunto una forma di idromanzia: si “limita” all’acqua posta in un contenitore, con l’aggiunta di olio oppure di sassi o di conchiglie e così via. A ciò va aggiunta anche la pratica della ceromanzia o ceroscopia che consiste nel trarre auspici versando cera fusa nell’acqua.

Da: “La Filosofia Occulta o La Magia” (Vol. 1) di Cornelio E. Agrippa:

L’idromanzia fa divinare con gli aspetti delle acque, il flusso e il deflusso, l’accrescersi e lo straripare o il decrescere, la colorazione e simili altra cose, a cui si possono aggiungere le visioni che si compiono nelle acque, genere di divinazione questo trovato dai Persiani e di cui Varrone dà un esempio parlando di quel fanciullo che aveva visto formarsi nell’acqua una immagine di Mercurio, che con centocinquanta versi predisse ogni evento della guerra di Mitridate.

Anche Numa Pompilio coltivava l’idromanzia, evocando per mezzo delle acque le immagini degli dei che gli predicevano il futuro.

E Pitagora, molto tempo dopo di lui, ha esercitato la stessa arte.

Gli Assiri avevano in pregio una specie di idromanzia chiamata lecanomanzia, in cui si faceva uso d’un recipiente colmo d’acqua e si adoperavano lamine d’oro o d’argento tempestate di pietre preziose, sulle quali s’incidevano dati nomi e caratteri.

Alla lecanomanzia si può anche ricollegare l’arte di divinare mercé il piombo e la cera fusi versati in acqua fredda, in cui si rapprendono in determinate forme, che rendono manifeste le cose che desideriamo conoscere.

Anticamente esistevano sorgenti, da cui si ricavavano presagi delle cose future, come quella che ancora si trova a Patrasso, in Acaia, e quella che Epidauro chiama fontana di Giunone, di cui parleremo a lungo in seguito nel trattare degli oracoli.

[…]

V’era anche la fonte fatidica d’Acaia, collocata davanti al tempio di Cerere. Coloro che venivano a consultarla intorno alla salute degli infermi, facevano discendere poco a poco sino in fondo all’acqua uno specchio trattenuto da una cordicella e dopo speciali suppliche e dopo aver bruciato qualche profumo, il vaticinio si rendeva visibile nello specchio.Non lungi da Epidauro, città della Laconia, si stendeva uno stagno profondo detto l’acqua di Giunone, in cui si usava gettare pasticcini di farina di frumento. Se le acque non li rendevano, il responso dell’oracolo era lieto, ma se ritornavano a galla, se ne ritraeva cattivo presagio.

Per affinare la nostra pratica mantica con l’acqua, possiamo utilizzare l’idatoscopia (dal greco hydóe, acqua, e scopeó, osservare). Invero c’è incertezza sul lemma idatoscopia, poiché parrebbe essere riferito alla divinazione concernente il futuro climatico. In alcuni testi si legge anche la specifica che per idatoscopia s’intende la divinazione effettuata per mezzo di acqua piovana, differenziandosi dalla pegomanzia che è effettuata tramite l’acqua di fontane famose:

Da: “Lessicomanzia: ovvero, Dizionario divinatorio magico-profetico”, dell’Abate Bianco Filippo:

IDATOSCOPIA, divinazione che praticavasi col mezzo dell’acqua . È questa un’arte conosciuta fin ne’ tempi di Numa e di Pitagora. Il Dizionario di ogni Mitologia distingue dieci specie di idatoscopia:

1. Allorchè, dietro l’ invocazione o altre cerimonie magiche , vedevansi sull’acqua scritti nomi di persone o di cose che si vedevano alla rovescia.

2. Si facea uso di un vaso pieno di acqua e di un anello, sospeso ad un filo, col quale battevasi per un certo numero di volte le pareti del vaso.

3. Gittavansi successivamente ed a brevi intervalli, tre piccole pietre in un’acqua tranquilla ed immobile, e da’ cerchi che formava la superficie , come pure dalla loro intersecazione si traevano gli augurii .

4. Esaminavansi attentamente i diversi movimenti e l’ agitazione de’ flutti del mare.

5. I presagi traevansi dal colore dell’acqua, e dal-le figure che si credeano scorgere in quella . Secondo Varrone, in questa maniera si giunse in Roma a predire il risultamento della famosissima guerra contra Mitridate. Presso gli antichi eranvi certe riviere e certe fontane che essi riguardavano come più proprie delle altre a siffatte operazioni.

6. Anche Germani, per mezzo di una specie di Idatoscopia, rischiaravano i loro sospetti intorno alla fedeltà delle loro mogli. Gittavano essi nel Reno i fanciulli che procreavano: se quelli galleggiavano, allora li consideravano come legittimi; se calavano a fondo , li dichiaravano spurii.

7. Riempivasi una tazza di acqua, e dopo di avervi pronunciate sopra certe parole , esaminavasi se l’ acqua bolliva, ed usciva dagli orli.

8. Ponevasi l’ acqua in un catino di vetro o di cristallo, indi vi si gettava una goccia di olio, ed allora credevasi di vedere in quell’acqua, come in uno specchio, ciocchè bramavasi sapere.

9. Le donne de’ Germani, per iscoprire il futuro, esaminavano i diversi giri che facea I’acqua de’ fiumi ne’ vortici che formavano

10. Finalmente si può riferire all’Idatoscopia una superstizione che è stata per molto tempo usata in Italia . Allorquando alcune persone venivano sospette di furto si scriveva il nome di ciascuna sopra altrettanti piccoli ciottoli, che poscia venivano gettati nell’acqua. Le predizioni per mezzo della feccia del caffè, ed altre simili, fanno parte esse pure di questa specie di divinazione.

Da: “Dizionario universale della lingua italiana”, di Carlo Antonio Vanzon:

PEGOMANZIA – Sorta di divinazione che praticavasi per mezzo dell’ acqua delle fontane, e facevasi in diversi modi, o o col gittarvi un certo numero di pietre, i cui diversi movimenti osservandosi, o coll’immergervi de’ vasi di vetro, esaminando gli sforzi che faceva l’acqua per entrarvi , scacciandone l’ aria che prima li riempiva. Ma la più celebre delle pegomanzie era quella dei dadi che praticavasi alla fontana d’Abano non lungi dalla città di Padua, ove un sol colpo di dado bastava per decidere su i buoni e tristi successi dell’avvenire , secondo il numero de’ punti più o meno rilevanti che si vedevano dal fondo dell’acqua. Dalla pegomanzia fatta nelle acque di essa fontana, Tiberio concepì le più alte speranze avanti che giungesse all’impero. Passando per l’Illiria, esso principe essendosi recato a consultare sulla propria sorte l’oracolo di Gerione, quel dio lo mandò alla fontana d’ Abano. Egli vi andò, e avendo gittati nell’ acqua alcuni dadi d’oro, quelli del fondo gli presentarono il maggior numero di punti che ei potesse desiderare. Svetonio dice che alcun tempo dopo si vedeano ancora nella fontana quei medesimi dadi gittativi da Tiberio.

In conclusione, abbiamo visto come l’idromanzia si sviluppi in altrettante mantiche: lecanomanzia, idatoscopia, pegomanzia, ceromanzia… Nella nostra moderna quotidianità e durante le nostre celebrazioni possiamo avvalerci delle arti divinatorie con le acque ma è buona cosa praticare senza improvvisazioni e fare un po’ di approfondimenti sui testi classici.

Per la pratica infine basta poco: acqua, una semplice bacinella e un luogo tranquillo, magari nel Cerchio di un Sabba.

Fonti:

  • Treccani
  • pietrediluna. forumfree.it
  • Immagini: Google